Luca Tabbiani, nuovo allenatore del Catania, si è raccontato in una lunga intervista concessa ai microfoni di Chancebet News. Il tecnico ha parlato della sua esperienza, prima da calciatore e poi da tecnico, ma soprattutto come persona. Tabbiani si è mostrato carico per la nuova esperienza e il sogno che racchiude in se per quest’annata.
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Catania, Tabbiani: “I calciatori devono sbagliare per crescere”.
Tabbiani parla di se, descrivendo il suo passato da calciatore e cosa ha imparato da quella esperienza: “Sono una persona curiosa e dinamica, mi piace cambiare spesso luoghi e vedere cose nuove. Sono entrato nel mondo del calcio da ragazzo, ho trascorso anni bellissimi facendo quello che ho sempre sognato. Anni che mi hanno fatto anche crescere molto: lasciando casa da giovane impari a doverti gestire e cresci in fretta. Per questo è importante non mettere troppa pressione a ragazzi: devono sbagliare per migliorare“.
La carriera di Tabbiani si è svolta prevalentemente nel calcio professionistico: Bari, Cremonese, Triestina per citare alcune squadre. Poi, a fine carriera, arriva la prima esperienza tra i dilettanti e la scelta di fare l’allenatore: “Ho chiuso la carriera al Sestri Levante: volevo avvicinarmi a casa perché mia figlia iniziava la scuola. Dopo due anni in Serie D lasciai il calcio giocato. Mi piaceva l’idea di allenare e non avevo più grandi motivazioni per poter continuare a giocare. L’ultima partita della mia carriera si è chiusa con un lieto fine, realizzando il gol della salvezza ai playout da infortunato”.
Tabbiani e il ruolo del tecnico: “Conte e Maran importanti per me”
La scintilla di passione per il lavoro dell’allenatore è scoccata subito in Tabbiani. Il tecnico ammetti che gli piace anche più di giocare. La tappa più importante sin qui è certamente quella col Fiorenzuola: ” Con loro ho passato 4 anni fantastici, lavorando in una società a misura d’uomo. Potevo sbagliare perché non c’è tutta la pressione che trovi in realtà importanti come Catania. Ma ad un certo punto devi anche vivere queste pressioni. Il Fiorenzuola non andava in C da tempo, gli anni con loro sono stati molto formativi perché c’è molta differenza rispetto tra C e D. Ti confronti con realtà importanti in un contesto diverso, mi è servita molto”.
Tra gli allenatori che più hanno segnato il percorso di Tabbiani ci sono due tecnici come Antonio Conte e Rolando Maran. L’ex tecnico della Nazionale e della Juventus ha fatto subito breccia nel cuore del tecnico etneo: “Conte l’ho avuto per poco tempo ma mi ha trasmesso soprattutto la grande voglia di vincere. Ha vinto tutto da calciatore, mi ha fatto impressione il modo in cui lui si è calato in quella realtà mettendoci tanta passione e voglia: è un vincente”.
“Per Maran ero un guerriero: non avevo grandissima qualità ma ero il classico giocatori che tutti gli allenatori vorrebbero avere” dice Tabbiani. “Mi ha portato con lui a Bari e Trieste, ho giocato anche col suo vice Maraner. Maran mi ha aiutato molto sul piano caratteriale: a Bari non sono partito benissimo. Venne da me un giorno e disse di darmi una svegliata perché non poteva perdere la faccia a causa mia. Mi ha trasmesso l’importanza della comunicazione e per questo cerco di studiare al meglio i miei ragazzi”.
Tabbiani: “Pelligra? Innamorato di Catania. Non mi aspettavo una chiamata”
Tabbiani parla anche del presente e del suo rapporto con il presidente del Catania Ross Pelligra: “Sono rimasto subito colpito, mi ha proposto un programma che richiedeva quelle che sono le mie idee su valori e profilo calcistico. Sapevo che la società avesse incontrato altri allenatori con un curriculum migliore del mio, ma ho sempre sperato che la scelta ricadesse su di me. Il presidente è una bella persona, che parla col cuore e che è molto tifoso del Catania. Non sarà difficile costruire un rapporto con lui”.
“Non mi sarei mai aspettato che il Catania mi chiamasse” prosegue il tecnico. “Conosco la storia e l’importanza della piazza. Sono strafelice di questa opportunità e so di avere una grande responsabilità. L’altra sera un sacco di tifosi ci hanno salutato. Si capisce subito la grande passione dei tifosi, che ti spingono ad dare importanza allo stemma che porti sul petto. Rispetto al nord è molto diverso, mi sento vicino a questo modo di essere”.
Infine lascia intendere quali sono gli obiettivi di questa annata: “L’ambizione è quella di essere sempre davanti. Adesso però penso a questa stagione, con la possibilità di realizzare qualcosa d’importante con questa società. Il sogno è quello di poter esultare a fine anno, ma prima di tutto dobbiamo fare bene di settimana in settimana”.


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