Il Catania sta per chiudere un’estate calda sotto tanti aspetti. Le pressioni della piazza per tornare in Serie B, unite alle questioni della fideiussione, non hanno prodotto certo serenità intorno al nuovo corso rossazzurro. Ma le questioni economico-finanziarie tornano in ballo dopo l’analisi del bilancio del Catania al 30 giugno 2025. Numeri che fotografano quindi attivo e passivo della stagione 2024-25 e indicano la via da seguire nel 2025-26. Ma servono anche a spiegare alcune delle decisioni e delle difficoltà vissute dalla società di Ross Pelligra, anche negli ultimi mesi. Perché i numeri parlano abbastanza chiaramente: in quella data il Catania aveva una perdita di oltre 13 milioni di euro.
Catania, l’analisi del bilancio al 30 giugno 2025: costi troppo più elevati dei ricavi
L’analisi del bilancio del Catania al 30 giugno 2025, effettuata da FreePressOnline, fotografa il quadro di una società che ha aumentato i ricavi, ma non abbastanza per coprire i costi di produzione elevatissimi. A fronte di un valore di produzione di circa 7,646 milioni di euro (in crescita rispetto il 2024 di oltre un milione), i costi sono saliti fino a 21.088.599 euro. La voce più pesante in questo bilancio era relativa al costo del personale: 14.167.133 euro, di cui circa 11,6 milioni sono sborsati per salari e stipendi. Una cifra totalmente fuori mercato rispetto alla categoria di Serie C. E che ha portato ad una politica di riduzione dei costi, applicata già nel 2025-26 e riproposta anche nell’estate 2026.
Assume un rilievo importante anche il monte debitorio, quantificato in 5.492.834 euro. Va detto che questo è leggermente in calo rispetto all’anno precedente (quando i debiti erano quantificati in 5.655.173 euro). Ma tanti fornitori, al 30 giugno 2025, aspettavano di essere pagati: 2,195 milioni la voce più importante sul fronte debitorio. Ma c’erano arretrati anche sul fronte tributi, istituti previdenziali, etc.
Senza liquidità di Pelligra manca “continuità”
Guardando alle entrate, buona parte di queste arriva dal botteghino. Si sono incassati 1.828.858 euro con gli abbonamenti e, considerando la vendita dei biglietti per tutte le competizioni disputate, gli introiti dallo stadio Massimino salgono a oltre 3 milioni di euro. Crescono anche gli incassi derivanti dalle sponsorizzazioni (circa un milione e mezzo) ma anche dalla pubblicità e dalle attività collaterali del club (area commerciale, merchandising, Store, Academy, campus). Poco più di 100.000 euro arrivano invece dai diritti televisivi. Una miseria rispetto alle potenzialità della piazza.
Ma, come detto, non bastano 7,646 milioni di euro per coprire i costi di produzione. E in questo caso cosa succede? Succede che è l’unico socio Ross Pelligra a dover mettere liquidità nella società, con una ricapitalizzazione. Nei documenti analizzati si registrano 15.680.500 euro di aumento di capitale a pagamento. Ma nelle note integrative del bilancio si legge chiaramente che “la società non è in grado, in maniera fisiologica e duratura, di far fronte ai debiti dell’attività ordinaria attraverso la propria liquidità”. E che servono questi interventi di Pelligra, ritenuti “indispensabili”. Da qui il richiamo a delle condizioni necessarie per cambiare questa situazione, pena “l’incertezza significativa relativa alla continuità aziendale”.
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Si può quindi capire perché il Catania stia vivendo una fase di transizione e spending review, anche sul fronte degli ingaggi dei giocatori. Ma sarà anche importante non disperdere liquidità cambiando continuamente allenatori, direttori sportivi e giocatori. Perché senza questo equilibrio il disavanzo aumenterebbe ancora e Pelligra sarebbe chiamato a fare delle riflessioni importanti. Difficilmente una società che accumula questo passivo e questi debiti (per ora contenuti) può essere un buon affare per il futuro.

