Bruno Pizzul è morto all’età di 86 anni, si è spento all’ospedale di Gorizia dove era ricoverato. Ci lascia una delle voci più iconiche della storia della telecronaca dello sport e del calcio in Italia. Un uomo e un professionista con il quale il nostro Paese ha attraversato quasi mezzo secolo, con il racconto di alcune delle pagine più belle (e non solo) di questa disciplina. Una carriera costellata da picchi positivi e negativi, ma che è stata preceduta da un passaggio in cui il friulano era dall’altra parte della barricata.
Morto Bruno Pizzul, fu calciatore a Catania
Bruno Pizzul infatti fu anche un discreto calciatore, passando anche da Catania. La sua carriera calcistica iniziò presso una squadra parrocchiale di Cormons, comune a pochi chilometri dalla sua Udine. Con il passare del tempo fu notato dalla Pro Gorizia, che lo ingaggiò e gli fece fare un primo salto di qualità. Nel frattempo il possente difensore Bruno alternava la sua carriera sul campo e lo studio nell’ambito del giornalismo.
Nel corso del 1958 avvenne la svolta. Bruno Pizzul fu ingaggiato dal Catania, che in un primo momento non lo inserì in organico. Nella stagione successiva, la 1959/60, il difensore nativo di Udine entrò a far parte della rosa affidata a mister Carmelo Di Bella per il campionato di Serie B. Quella stagione si concluse con gli etnei al terzo posto in classifica. Un piazzamento sufficiente per regalare alla squadra del presidente Ignazio Marcoccio la promozione in A.
La carriera da calciatore di Bruno Pizzul sarebbe poi proseguita con le maglie di Ischia, Udinese e Sassari Torres. Tuttavia, un infortunio al ginocchio e la sempre crescente passione per il giornalismo lo portarono a lasciare il calcio giocato.
I racconti più belli e più significativi
Alla figura di Bruno Pizzul sono legati alcuni dei racconti più importanti nella storia del calcio italiano, dagli Anni Settanta fino alle soglie del nuovo secolo. All’inizio degli Anni Ottanta iniziò a segnalarsi come una delle voci migliori nella squadra della Rai. Tanto che nel 1986, alle soglie dei Mondiali di Messico, fu scelto al posto di Nando Martellini per raccontare le vicende dell’Italia campione del mondo in carica. Un anno prima, nel 1985, ebbe la forza d’animo e il tatto di raccontare le drammatiche vicende di Bruxelles. Allo stadio dell’Heysel 39 tifosi della Juventus morirono prima della finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Il racconto di quelle immagini e della successiva partita da parte di Bruno Pizzul sono un monumento del giornalismo italiano.
Tornando alla Nazionale, il rapporto tra Bruno Pizzul e le manifestazioni internazionali non fu felicissimo. Il compianto giornalista friulano racconto i dolorosi Mondiali di Italia ’90, Usa ’94 e Francia ’98, tutti terminati con una eliminazione degli azzurri ai calci di rigore. Infine ricordiamo Euro 2000 e la Coppa del Mondo in Corea e Giappone di due anni dopo, in cui l’Italia subì due cocenti sconfitte ai tempi supplementari. Telecronista Rai per la Nazionale, fu spesso presente nelle gare disputate negli stadi siciliani, dal ‘Barbera’ di Palermo al ‘Massimino’ di Catania.
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In ogni caso ricordiamo Bruno Pizzul anche per racconti di squadre leggendarie e vittorie eccezionali. Le due Coppe dei Campioni del Milan di Arrigo Sacchi e quella conquistata dal 1994 sotto la guida di Fabio Capello. Fu sempre lui a narrare della finale Inter-Lazio di Coppa UEFA del 1998, in cui tutti restarono abbagliati guardando giocare Ronaldo.

