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Binaghi: “Tennis italiano non è solo Sinner, possiamo superare il calcio”

Angelo Binaghi gioisce per i risultati del tennis italiano. Praticamente in contemporanea con la qualificazione di Jasmine Paolini alla finale del Roland Garros, il presidente della Fitp ha svelato un aneddoto curioso: “Durante gli Internazionali d’Italia, abbiamo deciso di venire in Sicilia. Sinner era infortunato, avevo deciso di venire nella seconda settimana del Roland Garros perché credevo che Jannik non giocasse. Invece domani devo ripartire subito, abbiamo italiani in tutte le semifinali. Questa è la fotografia di quel che sta succedendo al tennis italiano”.

Binaghi ha fatto capire che il successo del tennis maschile parte ovviamente dal basso. Ovvero dai circoli e dai dirigenti regionali, che sono il sale di questo autentico boom, al di là degli exploit di Sinner e compagni: “C’è una valanga che non si può arginare. Questo è il nostro vero scopo, non quello di vincere il Roland Garros ma alzare la richiesta di tennis. Sia di chi gioca, sia dei genitori, sia degli appassionati. Siamo “vittime” di noi stessi, gestire tutto è complicato. Ciononostante ce la stiamo facendo, siamo una grande squadra. Seguendo la Coppa Davis ho girato tutto il Paese, tra i dirigenti federali, i presidenti regionali fino ai maestri di tennis c’è grande sintonia ed entusiasmo. Abbiamo grande voglia di lavorare come insegna Sinner, e noi non abbiamo problemi a seguirlo”.

Una generazione di fenomeni

Il movimento del tennis italiano è già in palla, ma continua a crescere. Binaghi ha sottolineato proprio l’esistenza di una vera e propria generazione di fenomeni: “Continueremo a crescere, anche se i risultati che stiamo raggiungendo sono straordinari. Ogni volta che vado in una regione dico che siamo all’apice del nostro successo. Succede ogni volta di più e non pensavo che potesse succedere. Non pensavo che potesse arrivare un numero 1 al mondo, specialmente un ragazzo così perbene che spero possa trasmettere i suoi valori. Questa è una fortuna che ci dobbiamo ancora meritare. Eravamo contenti per un giocatore che entrava in top 100. Quel che le altre nazioni ci invidiano è la generazione di talenti. Tutti giocatori tra i 20 e i 23 anni che sono la miglior generazione del tennis maschile mondiale. Anche in doppio stiamo facendo grandi cose. Non sono cose normali, non pensiate che tutta Italia sia contenta di quel che stiamo facendo. Ci sono resistenze altissime, in primis dei grandi giornali che faticano a capire velocemente quel che sta succedendo”.

Binaghi, frecciata al calcio

In seguito Binaghi ha sottolineato la necessità del ripristino e della nascita di infrastrutture per il tennis. La domanda è in aumento, la voglia di giocare anche. Quindi federazione e istituzioni devono fare la loro parte: “Dobbiamo accelerare sul versante delle strutture. Chiunque abbia voglia, passione e risorse deve investire nel tennis, nel padel e nel pickleball. Non c’è mai stato un momento in cui le prospettive e la possibilità di avere immediate soddisfazioni sia così alto. Noi come Federazione dobbiamo stimolare le società sportive e le costituende. Deve essere moltiplicata l’offerta, altrimenti verremmo travolti. Dobbiamo aumentare la diffusione dei campi nelle piccole e medie città, sostenendo economicamente le società sportive”.

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Binaghi conclude il suo intervento con una piccola frecciata nei confronti del calcio. Lo sport più popolare in Italia, ma che in tema di risultati sta sotto al tennis: “Se qui entrasse il centravanti della Nazionale io non lo riconoscerei. Quando Sinner entra a San Siro viene giù lo stadio. I bilanci delle due federazioni sono uguali, ma tra di noi non ci sono litigiosità interne. Se le cose andranno avanti così saremo in grado di superare il calcio e il “calcetto””.

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