Giorgio Perinetti analizza in maniera lucida la stagione di casa Athletic Club Palermo. Alla prima annata nella storia in Serie D, i nero-rosa hanno conquistato matematicamente i playoff. Il direttore generale ci tiene a spegnere il malumore per un finale di stagione sottotono sul piano dei risultati: “Noi non abbiamo mai avuto l’obiettivo della promozione. I sogni sono belli, ma poi bisogna dare corpo con la realtà. Non eravamo attrezzati per vincere il campionato, abbiamo fatto un exploit importante e ci siamo ritrovati primi in classifica. Per vincere un campionato servono tante cose: esperienza, una rosa larga, l’abitudine a stare lì davanti. Noi queste cose non le avevamo”.
Athletic Club Palermo, l’ammissione di Perinetti
Perinetti ci tiene a ribadire che l’Athletic Club Palermo sia andato oltre le previsioni della vigilia. I palermitani puntavano soprattutto a salvarsi e ce l’hanno fatta. Il primo posto raggiunto a marzo è stato qualcosa in più rispetto ai piani: “Noi siamo partiti per fare una salvezza tranquilla. Siamo riusciti ad averla molto presto, siamo orgogliosi di giocare soprattutto un calcio aperto, con tante marcature. Siamo stati anche dei rompiscatole per tanto tempo. Quando arrivi in vetta ti servono delle cose che non avevi. Se non abbiamo fatto un punto contro Savoia e Nissa, vuol dire che sono più forti. Non abbiamo alcun rammarico, abbiamo la convinzione di aver fatto una grande stagione. A volte si parte male e si finisce alla grande, ti dà più piacere. Stavolta è successo al contrario e può dare del rammarico”.
“Abbiamo perso giocatori importanti – prosegue Perinetti – , tanti under anche per due mesi. Non abbiamo avuto la possibilità di ricorrere alle forze fresche nel finale di stagione. Abbiamo fatto il possibile, così come contro una squadra forte e cinica che ha colpito quando doveva. Poi abbiamo provato a riaprire la partita, ma non ci siamo riusciti. Dobbiamo essere contenti di quel che abbiamo fatto fino a oggi”.
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Infine Perinetti fa capire cosa serve all’Athletic Club Palermo per andare avanti negli anni. La parola d’ordine del direttore generale era e rimane “crescere”. Serve soprattutto una solidità sul piano mentale e nelle ambizioni: “Bisogna mantenere l’entusiasmo, che non può essere umorale e deve essere contagioso. Porta la società a crescere e a mettere sempre qualcosa di più. Se hai l’obiettivo di crescere, puoi creare qualcosa e dare stabilità. Se ci sono alti o bassi dati dall’umore in base al risultato, non si cresce mai. Per ora non abbiamo la forza di creare qualcosa che sia d’impatto, dobbiamo arrivarci passo dopo passo”.

