Carisma, massima applicazione nel lavoro e sorriso sempre impresso in volto. Marco Mineo è il nuovo allenatore dell’Aspra e dopo il test amichevole di ieri – disputatosi a Bagheria contro il Casteldaccia – ai microfoni di Sporticily si è raccontato a 360° gradi. Da come nasce l’occasione di assumere la guida tecnica della società che rappresenta la piccola borgata marinara, fino al suo anno e mezzo di Casteldaccia, culminato con l’esonero.
L’intervista parte proprio dall’ultimissimo capitolo, quello appena iniziato: “L’opportunità di creare un progetto con l’Aspra nasce da un rapporto di stima reciproca con il presidente, suo figlio Marco e il direttore Frittitta. Ci siamo incontrati con il signor Arena, dove lui mi ha manifestato la volontà di continuare il suo progetto calcistico nonostante l’annata deludente appena vissuta, dove oltre a non essere venuti i risultati è mancata proprio la coesione di gruppo. Mi ha chiesto di azzerare tutto e ricominciare tutto da zero. Ritengo l’Aspra una società solida, con un programma ben definito. Solo l’anno scorso hanno incappato nella classica stagione-no. Questo però non preclude che possa riprendere ad avere un percorso netto, come fatto in precedenza”.
Aspra, Mineo tra il mercato e la squadra che verrà
Non poteva mancare l’aspetto nostalgico e dal cuore pulsante nel racconto esclusivo fatto alla nostra redazione da parte di mister Mineo, il quale ci ha fatto tornare indietro nel tempo, approfondendo fin dall’inizio il suo rapporto con il ds Frittitta: “C’è da considerare che Pasquale Frittitta è stato mio capitano alla Cephaledium – nella stagione 1999-00 – quando ancora io ero un under. Abbiamo fatto un percorso bellissimo con un gruppo bellissimo, dove c’erano Angelo Restivo, Edy Tamajo, Giovanni Tarantino, Peppe Pirrotta, Ciaramitaro, la buon’anima di Mimmo Muratore, Michele Liga e tanti altri. Insomma, da lì con il mio attuale ds siamo rimasti in buonissimi rapporti. Quindi non c’è neanche bisogno che io spieghi l’alchimia che subito si è creata tra me e Pasquale per costruire la squadra”.

Inoltre, l’ex tecnico di Casteldaccia e Geraci tra le altre, ha messo in chiaro la strategia che ha portato all’individuazione dei nuovi volti che sono andati a comporre la rosa gialloverde: “Io ho fatto delle richieste per quanto concerne alcuni giocatori e dopo alcune attente valutazioni fatte insieme, puntando molto all’aspetto umano, più che a quello tecnico. C’era da rifondare, visto che abbiamo proprio fatto la squadra da zero. Infatti siamo andati su profili che ci creassero nel gruppo squadra un clima sereno ma anche un senso di appartenenza che sicuramente non è facile creare”.
L’obiettivo della società e il ruolo di Ivan Tarantino
A margine della sgambata di ieri contro il Casteldaccia, l’Aspra si è dimostrata fin da subito compatta e agguerrita. Proprio come vuole il suo allenatore: “Ieri a prescindere dal 4-2-3-1 o dal 4-3-3 o dal 4-4-2, era importante mettere benzina nelle gambe. In questo momento i sistemi rimangono numeri, dopo sei allenamenti non era facile. Prendo positivamente la tenuta del campo, il resto è tutto un aspetto mentale e psicologico e di indirizzare un gruppo verso un obiettivo. Dobbiamo far prevalere prima di qualsiasi numero o di qualsiasi modulo la determinazione di raggiungere qualcosa di importante. Sull’obiettivo rispondo che prima c’è da diventare squadra. Ovviamente abbiamo tre chance in Promozione per salire in Eccellenza (campionato, playoff e coppa) e ci proveremo al massimo.
Non poteva mancare l’appunto sul neo capitano dell’Aspra, sostituto di Raffaele Palazzo (trasferitosi al Lascari Cefalù) e punto cardine del pacchetto arretrato: “Ivan Tarantino è sempre stato un mio pallino. Diventa capitano per l’esperienza, ma soprattutto per il giocatore che è. Non dimostra assolutamente l’età che ha. Sono contento che sia lui ad indossare la fascia al braccio. Avrò la fortuna di avere sia lui che Gaglio al centro della difesa, giocatore che apprezzo dai tempi di Altofonte. Inoltre hanno vinto insieme a Piana e quindi hanno avuto modo di testare la coppia che anche quest’anno scenderà in campo, con altri colori”.
Uno sguardo al passato e uno al futuro
Non si poteva non toccare il tasto granata della carriera di Marco Mineo, oggi all’Aspra, dopo aver trionfato a Geraci, ha fatto il doppio salto di categoria per sposare la causa Eccellenza, grazie all’intuizione dell’ex ds Salvatore Orifici: “Casteldaccia rimane una squadra importante, una società importante che mi ha dato una bella opportunità, prendendo da un campionato vinto, ma di Prima Categoria. Tra l’altro il secondo, dopo quello di Bagheria. Avevo comunque ricevuto tanti attestati di stima, ma era comunque complicato fare il salto dalla Prima all’Eccellenza. La chiamata di Orifici me la ricordo benissimo ancora oggi. Poco dopo si è presentato insieme al presidente D’Antoni ed Enzo Palmeri. Pochi secondi e l’accordo era fatto”.

Inoltre l’allenatore bagherese ha voluto riassumere la sua avventura durata circa un anno e mezzo, condita da una stagione fatta di buone cose, culminata con la salvezza. E un’altra meno positiva e terminata a metà con le dimissioni dello stesso Mineo: “Riavvolgendo il nastro sono stati 18 mesi belli, ho dato il massimo per la società e la società ha dato il massimo per me. Con un anno brillantissimo (soprattutto la prima parte), dove abbiamo giocato un calcio bello e propositivo, con tanta gente che parlava bene di noi. La seconda parte è stata un po’ altalenante ma ci siamo comunque salvati. L’ultimo anno invece, abbiamo tutti alzato l’asticella nelle intenzioni e nella mente. Non nel campo però, infatti quando lo fai nella tua testa ma non dentro il rettangolo di gioco, diventa tutto più complicato, soprattutto raggiungere i risultati. Infatti lì tra pochi alti e molti bassi abbiamo deciso di separarci. A prescindere da ciò io sono contentissimo del risultato raggiunto dal Casteldaccia nella seconda parte della stagione. Mi rimane il sorriso di aver fatto questa bella esperienza di 18 mesi, dove mantengo un grande ricordo e tantissimi amici”.
Il tecnico Mineo ha deciso di chiosare così nella sua intervista, affrontando il tema Promozione, campionato nel quale sarà impegnato alla guida dell’Aspra: “La Promozione è un campionato complicato, dove contano di più temperamento e voglia, rispetto a tecnica e tattica. Come tutti, è una competizione a sé! L’ho seguita molto l’anno scorso, dopo essermi ritrovato libero e ho capito quanta applicazione e quanta mentalità ci vuole. Vedremo che girone sarà, consapevole e preoccupato di dover giocare dei derby infuocati, ma a prescindere dalle battute, so per certo che affronteremo un torneo difficile e duro da giocare”.

