Lunga intervista alla Gazzetta dello Sport per Salvatore Aronica, attuale allenatore del Trapani e uno dei calciatori rappresentativi di un calcio ormai lontano. Un ragazzo che dalla provincia di Palermo e dai dilettanti arriva al grande calcio, grazie alla gavetta. Gli inizi alla Juventus, poi il girovagare per piazze dove c’era da sudare per ottenere promozioni e salvezze. E infine la grande consacrazione nel Napoli degli anni ’10 del Duemila. Oggi il tecnico granata sogna di portare in alto la sua squadra, pur consapevole del momento delicato vissuto dalla società.
Aronica: “Trapani senza paura come me”
Parlando del Trapani, Aronica individua le caratteristiche che il suo gruppo possiede: “La mia squadra è come me, non ha paura di nulla. Esprimiamo un gioco spregiudicato e offensivo. Dobbiamo sempre segnare un gol in più degli avversari. La fase offensiva parte dalla zona bassa del campo. I rivali vanno aggrediti, non aspettati. Ai miei ragazzi dico sempre di giocare con grinta e rabbia, senza timore”.
Una spinta aggressiva che si vede anche in Serie A e che fa parte del bagaglio di alcuni tecnici. Uno di questi è Vincenzo Italiano, che nel 2018 era a Trapani mentre Aronica iniziava la sua carriera di tecnico nella formazione Berretti: “Ho avuto la fortuna di lavorare con lui, ci confrontavamo spesso a fine allenamento, mi ha dato tanti consigli. Ero sicuro avrebbe avuto un futuro importante. Nulla nasce per caso”.
Appesi gli scarpini al chiodo è arrivata quindi la possibilità di restare nel mondo che l’ex difensore riteneva essere più affine: “Non ho mai voluto abbandonare il calcio. A fine carriera ho cominciato il corso a Coverciano e sono partito dal settore giovanile. Poi il presidente del Trapani, Valerio Antonini, mi ha dato la possibilità di fare il salto tra i grandi e l’ho subito sfruttata. Il sogno calcistico è raggiungere i playoff con il Trapani. Ce lo chiede la società e lo dobbiamo ai nostri tifosi. Sarebbe un traguardo importante in una stagione con mille difficoltà. Noi però non ci arrendiamo”.
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Aronica: “Resterò sempre legato al Messina. Gasperini a Palermo…”
Tanti i maestri di Aronica per imparare a fare il mestiere di allenatore. Non solo Italiano ma tanti altri tecnici iconici del calcio nostrano: “Con Mazzarri ho condiviso il campo per sette anni, è stato fondamentale. Ulivieri alla Reggina era meticoloso nell’organizzazione difensiva, Gasperini al Palermo un maestro di tattica. Lippi invece mi ha fatto esordire in Serie A”.
Tra le esperienze in provincia formative per l’Aronica calciatore, due in particolare sono state decisive. Ed entrambe riguardano lo Stretto di Messina: “Nei due anni in giallorosso riportammo il calcio tra la gente. È una città a cui sarò sempre legato, mi ha permesso di fare il grande salto. Prima dell’impresa alla Reggina nel 2006-07, lì facemmo un miracolo sportivo, nessuno se lo immaginava. Invece ci riuscimmo grazie allo straordinario lavoro di tutta la squadra”.
E poi c’è Napoli, la piazza che più di tutti lo ha consacrato e gli ha permesso di giocare la Champions League: “Ho sfidato Aguero, Mario Gomez, Drogba. Nel 2012 al San Paolo superammo 3-1 il Chelsea agli ottavi, fu un’impresa. Peccato che al ritorno uscimmo da Stamford Bridge con le ossa rotte. Eravamo io, Paolo Cannavaro e Hugo Campagnaro. In campo ci facevamo rispettare, non era mai facile giocare contro di noi”.

