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Antonini: “Innamorato di Trapani grazie ad Ambra, Maradona mi chiamava Professorino”

Valerio Antonini si racconta. La lunga intervista rilasciata per l’edizione odierna del Corriere dello Sport parte nel ricordo di Diego Armando Maradona. Il compianto Pibe de Oro chiamava “Professorino” l’attuale patron del Trapani. “Diego mi chiamava così. Perché non facevo uso di droghe, non mi sfondavo con l’alcol, non avevo dipendenze, ero insomma diverso da tutti quelli che lo circondavano… Lo conobbi grazie a Stefano Ceci nel 2003, all’epoca vivevo tra Miami e Dubai. Fino al 2010 ci vedemmo poco. Ma nel 2012 la frequentazione divenne costante, scattò l’amicizia e cominciammo a lavorare insieme”, svela l’imprenditore romano.

Valerio Antonini e il ricordo di Maradona

La morte di Diego Armando Maradona ha segnato la vita di Valerio Antonini. Tanto che lui stesso ci mise la faccia in prima persona nel lanciare accuse, anche in via ufficiale: “Il vero responsabile della morte di Maradona è il suo entourage. Ho presentato una memoria al tribunale di Buenos Aires nella quale espongo fatti, soggetti, conclusioni, da Matìas Morla in avanti… Se non ci fossi stato io non sarebbe stato interessante ucciderlo. Ero diventato la sua unica fonte di guadagno. In otto anni, solo di commissioni gli riconobbi 25 milioni di dollari. Fatturai 10 miliardi col trading di materie prime agricole”.

Sono state tante le porte che Diego Armando Maradona aprì a Valerio Antonini. Soprattutto in Centro e in Sud America. Territori governati da personaggi che ben presto ebbero modo di conoscere l’imprenditore italiano. “Il primo fu Fidel, poi Raùl, Chavez, Maduro, Morales, Correa. La sinistra di quella porzione di mondo”, svela il capitolino.

L’incontro con Ambra Ilari e la scelta di Trapani

Ambra Ilari è senza dubbio una persona fondamentale nella vita di Valerio Antonini. Non a caso i due si sono sposati in un matrimonio di favola celebrato quest’estate. Il patron del Trapani svela l’incontro: “In Inghilterra, lei trapanese. Ci siamo sposati lo scorso giugno. La società che avevo creato a Londra l’ho venduta da poco a un fondo, ora mi occupo di trading di cacao e caffè, le soft commodities i cui prezzi ultimamente si sono impennati, e di criptovalute… Mia moglie mi ha portato una settimana nella sua Trapani, in vacanza, e quei pochi giorni mi sono bastati per intuire le potenzialità di un posto magnifico”.

Trapani, oltre a fargli conoscere la donna della sua vita, ha consentito ad Antonini di investire nel mondo dello sport. Fin qui si è trattato di un investimento vincente: “Ho comprato le due squadre con niente, 500mila euro. Il calcio era in D per via del fallimento, il basket non risultava iscritto all’A2. Subito stagione dei record da una parte e anche dall’altra e adesso siamo tutto il basket della Sicilia: palazzetto esaurito, 4.900 spettatori a partita, abbiamo fatto uno stress test dei biglietti arrivando a valutarli 250 euro l’uno. Non si meravigli: Trapani e Erice fanno 120mila abitanti, la provincia arriva a 600mila, è una bella realtà”.

Di recente Valerio Antonini si è reso protagonista di alcuni post piuttosto velenosi su X. Nel mirino c’erano gli arbitri della sfida tra Olimpia Milano e Trapani Shark. Il patron non si rimangia quel che ha cinguettato: “Spendo e devo stare zitto? Il basket è poco vendibile perché non si è evoluto, è mancata una progettualità sana, intelligente”.

Antonini e la rinascita del Trapani

Se Trapani Shark vola, lo stesso non si può dire del Trapani calcio. Antonini da questo punto di vista si aspetta una rinascita nel 2025: “Quest’anno non siamo partiti bene, ma siamo pur sempre in semifinale di coppa Italia e in zona playoff. Molto è cambiato a Monopoli con quei due gol presi in 3 minuti, 92’ e 95’. Da quel momento 5 sconfitte in 7 partite e l’esonero di Sasà Aronica, dolorosissimo. Anche se lui è stato un signore, sono io il responsabile delle scelte sbagliate”.

Si possono fare soldi con il calcio? Antonini è convinto di sì e spiega le sue idee: “Porto gli esempi facili di Atalanta, Udinese, Sassuolo. Le società di calcio sono aziende con le loro criticità e vanno gestite come aziende vere e proprie. La patrimonializzazione è fondamentale, stadio, merchandise, sviluppo del brand, quotazione in borsa. Ipotizzo ricavi per 10 e per 15. Diego mi ha avvicinato al calcio, il sogno era poter condividere esperienze di questo genere con lui”.

Redazione Sporticily
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