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Palermo, Di Mariano e il peso della maglia: dal contrasto con i tifosi all’appello social

Il Palermo ha incassato l’ennesima sconfitta sul campo della Ternana nell’ottava giornata del campionato di Serie B. La prestazione è stata sconfortante sostanzialmente per tutta la squadre. In questi casi, difficilmente, un giocatore ha più colpe degli altri. L’ambiente caldo che contraddistingue la piazza siciliana però si aspetta sempre tanto da coloro che indossano la magli. E qualcosa ancor di più dai figli della propria terra. Non è un caso, in tal senso, che a far le spese di un fastidio tangibile sia stato in primis Francesco Di Mariano.

Il suo arrivo in quel di Palermo rappresentava agli albori il coronamento di un sogno. La maglia numero 10, l’ereditarietà e soprattutto l’affetto della sua città. L’onore però fino a questo momento ha nella maggior parte dei casi lasciato il posto alla delusione. Le scene vissute al triplice fischio, con la tensione tra Di Mariano e i tifosi presenti in trasferta, sono eloquenti. Il calciatore interviene a gamba tesa nella discussione condotta dai compagni Matteo Brunori e Roberto Floriano con gli ultras. Il confronto si accende e la reazione è plateale. È così che il diretto interessato viene contestato e allontanato dalla Curva.

Di Mariano non avrà certamente dormito sonni tranquilli questa notte. Lo dimostra anche la decisione di smettere di seguire i canali social del Palermo. Un modo, forse, per cercare di allontanare i cattivi pensieri. Poi però il dietrofront con un post su Instagram. “Nei momenti difficili bisogna stare tutti minuti e lavorare più duro che mai. Avanti, insieme. Forza Palermo”, ha scritto. Una frase che sa di appello, quasi una richiesta di aiuto da parte di un calciatore che sa che per lui quella maglia rosanero e quel numero 10 contano più di chiunque altro.

Di Mariano, tra promesse e rendimento

Fin dal suo arrivo in terra sicula, Di Mariano ha manifestato la volontà di guidare il Palermo in Serie B. Nella conferenza stampa di presentazione, fatta dopo la trasferta di Reggio Calabria, ha suonato la carica. “Se non troviamo stimoli dopo due sconfitte, forse non ci abbiamo capito niente“, aveva detto. A contorno ha parlato del valore del gruppo, del peso della maglia e del prestigio della piazza. Ben definita la voglia di scrollarsi di dosso l’etichetta del “nipote d’arte”. “Io sono qui e sono responsabile perché sono Di Mariano e sono palermitano, non perché sono nipote di Totò Schillaci“, aveva chiarito. E ancora: “La responsabilità non si ha per un nome o per un numero, ma per quello che portiamo davanti, ovvero lo scudetto. La maglia va onorata“.

Non ci sono dubbi, insomma, in merito al fatto che Di Mariano abbia le idee chiare su dove si trovi e perché sia qui. La mente e le gambe però sono due cose diverse. Le intenzioni sono rimaste tali. In campo si è visto poco, sia a livello di gruppo che individuale. Con questo non si vuole dire che l’attaccante non ci metta furore e voglia di vincere. Anzi, le prestazioni dell’esterno d’attacco finora sono state fin troppo cariche di tensione. Il ché lo ha portato ad essere per lo più confusionario nella fase di costruzione dell’azione e impreciso sotto porta. La sensazione è che la pressione di essere il numero 10 del Palermo da palermitano cominci ad essere, errore dopo errore, un peso eccessivo da portare addosso.

Di Mariano e gli altri figli di Palermo: quando la maglia pesa troppo

Il caso di Di Mariano, tuttavia, non è certamente l’unico. Palermo tratta i suoi figli con un amore passionale e viscerale. Tanto che quando pensa che quell’amore non sia corrisposto o che addirittura sia stato tradito, si tramuta in una malcelata insofferenza. Quasi tutti i calciatori palermitani che hanno vestito la maglia rosanero testimoniano come non sia facile gestire questa situazione. I casi più noti della storia recente sono da un lato quello di Andrea Accardi e dall’altro quello di Roberto Crivello. Entrambi protagonisti di una scelta, quella di giocare in Serie D, che in pochi farebbero. Entrambi seconde linee che hanno provato a farsi trovare pronti nel momento del bisogno. Ultimo ma non ultimo, entrambi sono riusciti a incanalare nella maniera giusta tutte le pressioni che derivano dal rappresentare la squadra della propria città, dai dilettanti fino alle porte della B.

Tornando a Di Mariano, il fatto di ricevere contestazioni per il suo rendimento in campo fa parte del gioco. Resta comunque intatto il valore di un giocatore il cui palmares parla da solo e non è frutto del caso. Il tempo, per fortuna, è dalla sua parte e di certo gli consentirà di dimostrare tutto il suo valore. Fermo restando che a calcio non si vince da soli, quindi le sorti di “Kekko” non possono non passare da un’inversione di tendenza di tutta la squadra.

Aldo Sessa
Aldo Sessa
Aspirante giornalista, si occupa degli aggiornamenti sulle squadre di calcio siciliane professionistiche e non solo. Collabora con Sporticily dal 2022 e cura la trasmissione Pillole di Sessa sul calciomercato

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