Domenico Roma mastica ancora amaro per l’epilogo della sua seconda avventura al Messina. L’ormai ex direttore sportivo ne ha parlato nel corso di un’intervista rilasciata per la Gazzetta del Sud. Il grande rammarico lo riguarda soprattutto per quanto avvenuto sul campo: “Sono sincero, non è mi ancora passata. C’è tanto dispiacere. Siamo arrivati “lunghi” e stanchi, condizionati mentalmente, abbiamo pagato la lunga rincorsa. Nonostante questo, nel secondo tempo del ritorno col Foggia potevamo cambiare le cose. Magari fosse entrato quel rigore di Luciani… Gli stessi avversari hanno riconosciuto che si sarebbe invertita l’inerzia, ma il calcio è questo e bisogna accettarlo”.
Il legame tra Messina e Domenico Roma è diventato ancor più forte dopo questa stagione disgraziata. Il dirigente calabrese ha dimostrato di essere riconoscente alla gente peloritana: “Essere stato troppo soli sul piano societario purtroppo. Però c’è l’orgoglio di tante persone intorno e di un ambiente che è rimasto accanto a noi. Affetto unico come la passione. Per me Messina è una seconda casa, auguro il meglio a squadra, società e tifosi. Non è una sviolinata, chi mi conosce sa che non è nel mio stile, ma questa piazza è spettacolare con grande fame di calcio. “
Roma: Messina poteva essere riammesso in Serie C
C’è poi un’altra grande fonte di rammarico per Domenico Roma. Al netto della scellerata gestione societaria, infatti, il Messina avrebbe avuto le carte in regola per essere riammesso in Serie C. Sarebbe stato sufficiente, a detta dell’ex ds, completare gli adempimenti in tempi utili: “Vorrei ringraziare tutti e vorrei scusarmi per non essere riuscito a evitare l’epilogo negativo almeno sul campo. Ma probabilmente non avrebbe cambiato le cose. La cosa assurda, oggi, è che adempiendo a tutti gli impegni economici, l’Acr sarebbe stata in cima nella graduatoria delle riammissioni e quasi sicuramente sarebbe ancora in Lega Pro”.
Infine Domenico Roma non ha nascosto la sua rabbia nei confronti di chi ha gestito l’ACR Messina sul piano societario. Anche il timido tentativo di chiedere la rinuncia a parte dell’ingaggio, infatti, è esploso in una bolla di sapone: “Siamo tutti nella stessa barca con i calciatori e gli altri collaboratori. Attendiamo l’evolversi degli eventi. C’era stato solo un passaggio interlocutorio per chiederci se fossimo disposti a rinunciare a qualcosa, ma non è stato dato seguito. La fiducia che avevo riposto è stata tradita. Tutto il resto, di quanto fatto, lo rifarei perché ho cercato di fare il meglio per il Messina. I giocatori si sono dimostrati uomini e li ringrazio uno per uno”.

