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Cos’è il tempo effettivo e perché nel calcio non c’è: dal Mondiale per club un segnale

Il tempo effettivo rappresenta il futuro del calcio? Se ne parla ormai da diversi anni e in molti ritengono che la risposta sia affermativa, ma le Federazioni ad oggi non hanno ancora manifestato pubblicamente l’intenzione di dirigersi verso questa strada. Eppure, qualcosa sembra muoversi. Il regolamento del Mondiale per club rivela infatti che proprio in occasione di questo torneo sono in programma dei test che sembrano dei primissimi tentativi per indirizzarsi verso per l’introduzione del tempo effettivo. 

Il significato del tempo effettivo nello sport: basket e non solo

Per comprendere il significato del concetto di tempo effettivo è sufficiente guardare agli altri sport in cui questo è in vigore. Un esempio arriva in tal senso dal basket. In Europa i minuti di gioco sono in totale 40, suddivisi in quattro quarti. In questi, tuttavia, non sono compresi i momenti in cui la palla non è realmente in gioco, come i secondi successivi a un fallo  o quelli che passano quando viene richiesta alla terna arbitrale una revisione della giocata tramite instant-replay. In sostanza, il cronometro si ferma ad ogni interruzione e riparte nel momento in cui si riprende il gioco.

Il basket non è l’unico sport col tempo effettivo. Un altro esempio, piuttosto vicino al mondo del calcio, è quello del futsal, dove una partita è composta da due tempi da 20 minuti ciascuno. Non è tra l’altro l’unica regola utile ad evitare le perdite di tempo. Per battere le rimesse laterali, punizioni, rimesse dal fondo, calci d’angolo, il giocatore ha infatti soltanto quattro secondi, viceversa dovrà regalare il pallone agli avversari. 

Il caso del calcio e il tempo effettivo medio, dalla Serie A alla Premier League

Con le partite che diventano sempre più lunghe e meno avvincenti, anche il calcio sta riflettendo su questa soluzione e, a tal proposito, non mancano i dati su quello che è il tempo effettivo medio dei diversi campionati europei, dalla Serie A alla Premier League. Prima di istituire la nuova metodologia, bisogna infatti capire quanto effettivamente dovrebbe durare una gara. Un report dell’osservatorio calcistico CIES rivela che nel massimo campionato italiano la media è di 54 minuti a partita, con il record minimo che si attesta a 45 minuti e quello massimo a 65 minuti. In Inghilterra la media è invece di poco meno di un’ora. La Germania ha una statistica simile, ma con un maggior numero di occasioni da gol, che rendono indubbiamente più allettanti gli eventi. 

L’idea che è stata presa in considerazione in questi anni è quella di istituire partite di calcio suddivise in due tempi effettivi da 30 minuti. In questo modo, le gare potrebbero durare più o meno quante quelle di oggi da 90’ più recupero, ma con un potenziale concentrato di azioni (e di conseguenza emozioni per gli spettatori) elevato. La soluzione in questione potrebbe rilanciare questo sport, anche tra i più giovani, che sembrano avere sempre meno interesse nei suoi confronti. Nonostante ciò, potrebbe causare qualche problema alle emittenti che trasmettono gli eventi, data l’impossibilità di definire con precisione gli orari. Di questi e tanti altri fattori stanno discutendo le Federazioni. Intanto, un primo assaggio di ciò che significa giocare a calcio col tempo effettivo arriverà in occasione del Mondiale del club.

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Le novità del Mondiale del club: le regole arbitrali 

Il presidente della Commissione arbitrale della Fifa, l’italiano Pierluigi Collina, ha anticipato quelle che saranno le inedite regole arbitrali del Mondiale per club. Una di queste sembra essere proprio un primo test per il tempo effettivo. Questo riguarderà tuttavia esclusivamente i portieri, che non potranno trattenere il pallone per più di otto secondi. Una volta che lo avranno bloccato, l’arbitro inizierà a contare, prima a mente e poi con le dita. Se l’estremo difensore alla fine del countdown non si sarà disfatto della sfera, verrà assegnato un calcio d’angolo alla squadra avversaria. 

Un piccolo spiraglio di cambiamento che manifesta la volontà di evitare le perdite di tempo in partite sempre più infinite ma di fatto noiose e di avvicinarsi ad altri sport che hanno imparato a gestire in maniera più proficua i minuti a disposizione, anche grazie al tempo effettivo. Prima di vedere quest’ultimo nei campi di calcio, tuttavia, bisognerà ancora attendere un po’.  

Chiara Ferrara
Chiara Ferrara
Giornalista pubblicista dal 2019, a Sporticily ricopre il ruolo di capo-redattrice, coordinando i collaboratori nel lavoro quotidiano. È anche corrispondente per il Palermo calcio

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