spot_img

Pastore: “Il calcio mi ha dato tutto, a Roma il dolore più grande. Futuro…”

Nella lunga intervista rilasciata ai canali ufficiali del Palermo, Javier Pastore parla anche della vita privata e della carriera lontana dai rosanero. Chiacchierando durante Torretta Café il fantasista ha ripercorso il suo lungo percorso di vita, dicendo di sentirsi fortunato: “Ho cominciato a pensare di avercela fatta solo adesso che non gioco più a calcio. Il mio percorso da calciatore l’ho vissuto come se ogni cosa che mi succedeva credevo fosse normale. Arrivare a Palermo, giocare in una squadra con dei campioni o affrontare campioni di squadre come Inter, Juventus e Milan. L’ho vissuto come se stessi giocando con i miei amici in Argentina. Oggi mi rendo conto che ho fatto una carriera importante. Ho giocato 7 anni al Paris Saint Germain, con calciatori che hanno segnato profondamente il calcio mondiale. Ho condiviso momenti con loro dentro e fuori dal campo”.

La fortuna risiede anche nell’amore che gli riservano, ancora oggi, le piazze in cui ha giocato: “È straordinario l’affetto che ricevo ancora oggi della gente quando vado a Palermo, a Parigi o a Roma (anche se lì non è andata come volevo). In tutte le squadre dove ho giocato ho costruito un bel rapporto con i tifosi, questa è la cosa più importante che oggi rimane molto di più di aver vinto una coppa o una partita”.

L’amore del Flaco per il pallone e la madre

Pastore ripercorre la sua vita e i suoi primi passi con la palla sempre nella sua testa: “Da bambino non stavo mai fermo, volevo stare sempre in giro con i miei amici per giocare a calcio in ogni momento. Non uscivo di casa senza un pallone nello zaino. Me lo portavo a scuola, in giro per il quartiere. Nella mia vita ho sempre corso dietro a un pallone e mi sono divertito passando del tempo con i miei amici. Oggi ci sono molte più distrazioni, si pensa più alle cose tecnologiche come giocare ai videogiochi o al telefono”.

Per esaudire il proprio sogno c’è stato bisogno del supporto di una donna fondamentale, che l’ha sempre sostenuto: “Ho ringraziato mille volte mia madre e mi emoziona parlare di lei. C’è sempre stata, anche quando è rimasta in sedia a rotelle quando io avevo 4 anni. Quando ne avevo 8 ha cominciato a uscire di casa per portarmi a giocare perché avevo bisogno di qualcuno accompagnasse agli allenamenti. Lei ha fatto quello sforzo anche se non era in condizione di uscire di casa. È stato uno stimolo in più, sapevo che lei lo faceva solo per me. Lei ha capito che il calcio era la mia vita e ha fatto tantissimi sforzi che un’altra mamma in quel momento non avrebbe potuto fare”.

LEGGI ANCHE -> Palermo, Dionisi: “Carrarese pericolosa, vinceremo se daremo il massimo”

Pastore: “Chiara è la donna della mia vita, Santiago mi somiglia tanto”

C’è poi l’altra donna della sua vita, la moglie Chiara. Quella compagna che gli ha dato la possibilità di crescere come uomo e di costruirsi una famiglia: “Ho conosciuto Chiara pochi mesi dopo il mio arrivo a Palermo. L’ho vista ad una festa e sono impazzito per lei. Mi ha subito scaricato perché non parlavo bene italiano. Sono rimasto fino alla fine della festa per vedere se andava via con qualcuno o da sola. All’uscita della discoteca ho camminato un po’ dietro lei e le sue amiche. Avevo già giocato qualche partita buona, allora loro la incoraggiavano. Le ho chiesto un contatto e, una volta salito in auto con un mio amico dissi a lui che me la sarei sposata. Dal primo bacio non ci siamo più lasciati e ora sono passati già 15 anni”.

Pastore ha adesso due figli e con Chiara sente di essersi realizzato: “Santiago è un mini Flaco, non sta mai fermo ed è sempre con la palla tra i piedi. Ha cominciato quest’anno a giocare a calcio. Vediamo cosa farà, gli piace tantissimo. Martina è precisa, lei vuole stare sempre vestita bene… la classica donna italiana. Adesso Santiago ha i capelli corti. Non avevo la voce dei Beatles ma i capelli sì. La verità è che prima non si pensava tanto a curarsi, a farsi i capelli. Tagliavo i capelli ogni 3 mesi quando me lo diceva Chiara”.

Prosegue Pastore: “In casa parliamo molto italiano e spagnolo, che parliamo di più perché viviamo lì. I bambini parlano anche l’inglese, la mia famiglia mi ha accompagnato dappertutto. Quello che ho vissuto da piccolo con i miei genitori in Argentina, ho avuto la fortuna di viverlo con una compagna come Chiara che mi ha seguito ovunque dove sono voluto andar a giocare. Qualcosa che è molto importante perla carriera di un calciatore”.

Pastore e i fuoriclasse con cui ha giocato: “Messi il più forte, Maradona…”

Tanti sono i compagni di squadra che Pastore ha potuto vivere ne quotidiano. E lui prova a dare una piccola definizione per ognuno dei più rilevanti: “Cavani è un grande professionista. Ancora oggi presta attenzione al suo corpo, cura l’alimentazione. È un guerriero, dà la vita per la squadra. Neymar è un giocatore unico, tecnicamente e sotto ogni punto di vista. Quello che più mi ha sorpreso in un allenamento, in una partita. Lui veramente se vuole può fare quello che vuole. Ibrahimovic a Parigi è stato il nostro re. Ci ha fatto imparare tanto, mi ha aiutato tanto a essere più competitivo e a volere vincere ogni giorno. E Di Maria, per me, è stato un giocatore a cui non hanno dato il giusto valore”.

Da argentino, però, non può che essere uno il punto di riferimento tra i calciatori con cui ha diviso gli spogliatoi. “Su Messi si può dire poco, ho avuto a fortuna di giocare con tutti questi giocatori ma soprattutto con lui. Il miglior giocatore di sempre, in allenamento e in partita fa delle cose che non puoi neanche immaginare. Quando vuole una cosa e si accende è finita per gli altri”.

Anche Messi, negli anni, ha dovuto sostenere il grande peso dell’eredità di un altro grande numero 10 argentino. Un uomo chiamato Diego Armando Maradona, che di Pastore è stato allenatore nell’Argentina. Le sue parole sul Pibe de Oro sono emozionanti: “Ho 35 anni e Maradona non l’ho visto giocare. Eppure l’ho avuto come allenatore. Diego aveva la sua aura, il suo modo di vivere. La sua personalità, il suo coraggio, la sua forza. Era una persona che ti trasmetteva qualcosa, parlo di lui e ho la pelle d’oca. Mi chiamava per sapere come stavo. Unica persona che ho visto in questo mondo che mi ha trasmesso sempre qualcosa soltanto con lo sguardo. Per questo dico di essere fortunato e che il calcio mi ha regalato delle cose che se avessi fatto un’altra carriera non avrei potuto vivere”.

L’infortunio e l’addio al calcio

Dopo una carriera sulla cresta dell’onda, gli ultimi anni di Pastore sono stati un calvario per via degli infortuni: “A Roma il fisico non mi ha accompagnato. Mi faceva tanto male arrivare a Trigoria e non poter dare quello che potevo dare. Quella è stata la frustrazione più grande provata nel mondo del calcio, mi sentivo proprio male. Il problema all’anca è stato durissimo da affrontare. Alla fine quello mi ha fatto smettere di giocare a calcio. Non gioco più da un anno e sette mesi. Mi sono operato 8 mesi fa e ora sto benissimo. Non ho continuato ad allenarmi in un modo professionale. Oggi è più importante il fisico, i giocatori sono atleti. Non ho in testa di tornare in campo, penso che prima di giugno 2025 annuncerò il mio ritiro dal calcio giocato, ma sto studiando per restare in questo mondo che amo”.

Questo sport ha regalato tanto al Flaco, ma ha anche costretto l’asso argentino a delle rinunce importanti dal punto di vista personale: “Il calcio mi ha dato una vita che senza non avrei potuto vivere. Ho conosciuto culture diverse, ho viaggiato tanto, mi ha regalato tanta gioia perché alla fine è un lavoro ma è anche uno sport che si fa con passione. Grazie al calcio ho avuto la possibilità di aiutare la mia famiglia e tante persone che mi sono state a fianco. Però ti toglie tanto tempo. Con la mia famiglia argentina e i miei amici avrò vissuto circa 3-4 mesi in questi 15 anni. Mi ha tolto momenti importanti con mia moglie e i miei figli. La mia prima figlia Martina è nata un giorno prima di partire in Nazionale, poi per un mese non sarei tornato a casa”.

Ora, quindi, la testa va a quello che succederà dopo: “Ancora non so cosa farò, sono nel momento in cui mi piacerebbe restare nel calcio perché lo amo e mi piacerebbe tanto aiutare i bambini a crescere e a formarsi. Sto facendo un corso di management con la FIFA, che mi dà la possibilità di conoscere le persone che lavorano in diversi ambiti dei Club. Voglio capire veramente in che momento mi senta pronto per fare qualcosa nel calcio”.

Redazione Sporticily
Redazione Sporticilyhttps://sporticily.it
Notizie e approfondimenti sullo sport in Sicilia. Pubbliciamo comunicati stampa, risultati e storie dalle realtà sportive isolane, senza firma specifica dei nostri giornalisti esperti.

Related Articles

Rimani Aggiornato

18,500FansLike
4,000FollowersFollow
150FollowersFollow
10,800SubscribersSubscribe

Ultimi articoli