Il calcio siciliano e quello italiano piangono per la scomparsa di Tanino Troja. Nato a Palermo il 25 luglio 1944, il grande ex calciatore si è spento all’età di 78 anni. A condannarlo definitivamente è stato l’aggravarsi dei suoi problemi di salute. Troja, infatti, era ricoverato per complicazioni legate a setticemia, diabete e problemi di natura cardiaca. Nelle scorse settimane era stato anche costretto a ricorrere a un intervento e alla permanenza in terapia intensiva, dalla quale è uscito dopo alcuni giorni. Purtroppo, però, il suo fisico non ha retto. Palermo e la Sicilia piangono dunque un giocatore leggendario, soprattutto per quanto fatto con la maglia rosanero addosso.
Addio a Tanino Troja, bomber made in Palermo
Tanino Troja aveva iniziato a giocare a calcio tra le fila della Faldese, squadra sorta ai piedi di Monte Pellegrino. Poi ha iniziato la sua scalata – a proposito di montagne – partendo dal Paternò, con cui ha giocato nel campionato di Promozione. Nel 1964, a 20 anni appena compiuto, arrivò la chiamata del Palermo: prima trance in rosanero per due stagioni, in cui segnò 20 gol in 66 presenze in Serie B. I suoi numeri lo portarono al centro dell’attenzione, la proprietà fu costretta a cederlo al Brescia per far quadrare i conti.
Tuttavia, l’amore tra Tanino Troja e il Palermo sbocciò nuovamente due anni dopo. Nel 1968 avvenne infatti il Troja-bis in rosanero, questa volta durato ben cinque anni. E nella stagione 1969-1970 arrivò il gol più memorabile, quello al Cagliari di Gigi Riva che di lì a poco avrebbe vinto lo storico scudetto. Le strade di Tanino e della squadra della sua città si sarebbero divise, dando così il via a un lungo girovagare.
Anche Catania nel suo destino
Dopo una avventura fugace e per nulla soddisfacente al Napoli, Tanino Troja approdò al Bari nel 1974. In Puglia giocò due stagioni, segnando in totale 11 gol. Poi avvenne qualcosa di imprevedibile. Carmelo Di Bella, suo allenatore al Palermo e nel frattempo approdato a Catania, lo convinse ad accettare la corte degli etnei. Stagione anche quella poco soddisfacente, con un solo gol in 12 presenze. Ma il Palermo si mise di mezzo: nel derby di andata al “Cibali” Troja si fece sostituire, mentre alla “Favorita” chiese a Di Bella di mandarlo in tribuna.
La sua ultima apparizione in campo fu al Lignano, poi nel 1978 la decisione di smettere. Successivamente Tanino decise di spostarsi sul “campo piccolo”, quello di calcio a 5. Tra il 1988 e il 1991 si mise alla guida del Real Ficuzza, formazione palermitana approdata anche alle finali per lo scudetto. Per qualche anno al suo nome fu accostata la struttura del “Pianeta Verde”, una delle più grandi presenti sul territorio palermitano e che nel frattempo ha più volte cambiato denominazione.

