Silvio Baldini, allenatore del Palermo nella cavalcata playoff fino alla promozione in B, ha vinto la Panchina d’Oro per la Serie C. Il tecnico, con 21 voti, è arrivato davanti ai tre tecnici che hanno vinto i tre gironi della terza serie: Ivan Javorcic, ex del Sudtirol (20 voti), Michele Mignani, del Bari (13 voti) e Attilio Tesser, del Modena (12 voti). Baldini, che ha ritirato il premio nel Centro Tecnico di Coverciano, ha poi parlato con la stampa ha parlato di quanto fatto in rosanero. E come sua abitudine non risulta mai banale.
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Baldini: “Spero sia un premio per il mio percorso”
Una delle parole d’ordine di Baldini, i palermitani hanno imparato a conoscerla bene: percorso. Ed è questo che il tecnico vorrebbe sia riconosciuto con la Panchina d’Oro: “La parola vittoria mi dà fastidio perché vuol dire premiare uno per quello che vedono tutti: il risultato. Questo premio spero sia un riconoscimento per quanto ho fatto fino a oggi, non solo perché sono andato in B col Palermo. Un premio alla passione che ho messo, come i quattro anni a Carrara quando ho allenato gratis”.
Baldini torna indietro con la mente, al momento in cui accettò di tornare a Palermo. Un ritorno voluto dal destino: “Il discorso dell’anno scorso torna indietro nel tempo. Sono innamorato della Sicilia e di Palermo dove sono ancora residente. Ogni volta che andavo al Santuario di Santa Rosalia sentivo questa voce che mi diceva che sarei tornato. Quando mi è capitata l’occasione ho cercato di pescare nella mia anima ciò che serviva alla squadra, facendo capire ai ragazzi che ero vero quando dicevo certe cose. Si è formata un’alchimia tale che la squadra poteva giocare contro chiunque per vincere”.
“Il Palermo del City Group? Le riflessioni le tengo per me”
Quando però gli chiedono un parere sul Palermo targato City Group, Baldini non si espone: “Potrei dire cose che possono essere fraintese. Non voglio parlare di quello che non ho e non mi tocca, ma solo di ciò che sono, nè scalfire la magia dello scorso anno. C’erano 40mila persone allo stadio in Serie C con un’alchimia fra squadra e città, tutti avevano capito che stava succedendo qualcosa al di là del risultato. Le riflessioni le tengo per me, in campagna con i miei cani”.
“Tutti guardano al risultato” dice il tecnico di Carrara, “se una squadra che sta pareggiando vince o perde al 90° viene vista in un’altra maniera, con altri occhi. Questo non rende giustizia a quanto si è fatto fino a quel punto. Si segue sempre il risultato e mai il percorso che c’è alle spalle. Bisognerebbe giudicare senza sapere come è finita una partita, ma seguendo quello che ha visto il tuo cuore. Solo così il calcio migliorerebbe”.

