Nicholas Caglioni fu una comparsa nel Messina d’oro dei primi del 2000. Classe 1983, portiere che in quelle stagioni muoveva i suoi primi passi nel calcio che contava. Anche grazie alla vetrina della Serie A ottenuta proprio grazie ai giallorossi. Ma la sua carriera ebbe una grossa frenata nel 2007, per colpa di un controllo antidoping positivo alla cocaina. Una sostanza che l’ex portiere nega di aver mai utilizzato, con quell’accusa infamante che avrebbe poi condizionato il suo percorso.
Caglioni: “Oggi il calcio mi fa schifo, adesso faccio il camionista”
Caglioni si scaglia contro il suo vecchio mondo nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport: “Il calcio oggi mi fa schifo, ho chiuso. Non guardo neanche più le partite. E poi la vita del professionista di oggi mi aveva stufato. L’ho capito a Salò, in Serie C: video analisi, dietologo, nutrizionista, psicologo. Sembrava una clinica, non una squadra”.
Ora l’ex portiere ha cambiato vita. “Guidare il camion era il lavoro di mio padre. Dopo il Covid ho preso le patenti e ho iniziato. Giro l’Italia e l’Europa: da Nembro, dove sto io, in provincia di Bergamo, fino a Lione e alla Germania, più il sud Italia. Trasporto soprattutto cibo e guidare mi rilassa. Non ho mai guadagnato grosse cifre da calciatore, ma non li ho sperperati. Se penso ai tempi andati? Ogni tanto ricordo i ritiri, gli scherzi, gli aneddoti. E ovviamente i rimpianti legati alla mia storia”.
Caglioni: “Quattro sorteggi di fila all’antidoping, carriera rovinata a 21 anni”
Nel 2007, dopo un derby Catania-Messina, Caglioni fu trovato positivo alla cocaina durante un controllo antidoping. Ma l’ex giallorosso a distanza di anni nega tutto: “Non ho ancora capito cosa successe. Giocammo l’11 per la morte dell’ispettore Filippo Raciti, restammo in ritiro tre giorni. In Chievo-Messina avevo parato un rigore a Pellissier, ero a casa coi miei e stavo uscendo. Mi chiamò il d.s. Argurio e mi disse che ero stato trovato positivo a quella sostanza. Prima pensai che stesse scherzando, poi entrai nel panico più totale”.
Prosegue Caglioni: “Ero in camera con Marco Storari. Disse che per lui ero come un fratello e che non avrei mai fatto una cosa cosi. Il bello è che se avessi patteggiato avrei preso sei mesi e tutto sarebbe finito lì, ma ero e sono innocente e di andare a processo. Ovviamente chiesi le controanalisi, ma non me le hanno mai fatte”.
L’ex portiere giallorosso non si dà pace e ritiene di essere stato fatto fuori da questo mondo di proposito: “La mia unica spiegazione è che ero scomodo: avevo appena rinnovato il contratto di tre anni, dicevo sempre ciò che pensavo, ero diretto, spontaneo, sincero. E proprio in quel periodo, magicamente, succede tutto questo. I controlli antidoping sono a sorteggio, ma io uscii quattro volte di fila. Credo sia strano. A 21 anni ero diventato titolare ma mi hanno rovinato la carrieга. Magari c’era qualcuno famoso da proteggere”.
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Caglioni: “Che ricordi a Messina, potevo andare al Milan”
Per Caglioni però la carriera proseguì, seppur da altre parti: “Mi hanno voltato le spalle in tanti, anche gente che prima era sempre intorno a me, ho giocato durante la sospensione a calcio a 7 nel mio paese. Nel 2009 rientrai con la Pro Patria, in C. E poi ho sempre giocato, anche in Serie B: Modena, Crotone, Lecce, Feralpisalò, Salernitana. Qui persi la finale playoff per salire in Serie B con una squadra senza soldi, pagavamo i ritiri di tasca nostra ai più giovani. Contro il Verona, da bergamasco, mostro la maglia con scritto “odio Verona”. Fui multato e squalificato, ma non me n’è mai importato niente”.
C’è anche qualche sliding doors: “In Serie A non sono più tornato. Nel 2007, quando Storari andò al Milan, un addetto ai lavori mi disse che in realtà i rossoneri volevano me. A Messina mettevamo paura a chiunque, con Mutti come condottiero. Oggi giocheremmo in Europa. Allegri? Lo ebbi all’Aglianese in Serie C2, nel 2003-04. Avevo vent’anni, ma per lui ero un figlioccio. “Guai a chi mi tocca Nicholas”, diceva. In quegli anni mi cercò anche il Cagliari, me lo disse proprio Allegri di andare a Milano perché mi voleva Cellino. Rimasi in albergo dieci ore ma non arrivo mai. Oggi ho ritrovato la felicità: è andata così. Ma la cocaina io non l’ho mai toccata”.

