Il Trapani ha annunciato, attraverso un comunicato, di avere sospeso Marco Mazzola e Mirko Spataro rispettivamente dai ruoli di preparatore dei portieri e vice allenatore. Una decisione legata, secondo quanto spiegato anche dal presidente Valerio Antonini, ad alcune divergenze. Già nelle scorse ore si erano avvertite alcune turbolenze in casa granata, con la spalla di Salvatore Aronica che aveva sottolineato le difficoltà derivanti dal lavorare senza un campo fisso a diverse settimane dall’inizio della stagione. Inoltre, il club ha annunciato l’intenzione di prendere provvedimenti in altre sedi.
La nota del Trapani
Nel comunicato, la società di Valerio Antonini fa riferimento a “comportamenti gravi nati dal rifiuto della scelta di riportare la squadra ad allenarsi a Trapani”, spiegando questa opposizione con la residenza di Mazzola e Spataro a Palermo. “Lo staff tecnico – si legge ancora – ha più volte manifestato ha manifestato più volte la volontà di essere esonerato, con il chiaro obiettivo di prendersi lo stipendio seduti sul divano”. Una ipotesi che il club avrebbe con fermezza escluso. Da qui la sospensione immediata.
Il club ha voluto ribadire l’intenzione di puntare sul Mokarta. “Il campo di Erice è un impianto bello e completo, con tutto ciò che serve agli allenamenti di una squadra di Serie D. È anche al centro del progetto di ristrutturazione discusso più volte negli ultimi giorni con il Comune di Erice, compresa la possibilità di disputarvi le gare a porte chiuse. Per il Presidente Antonini è la soluzione giusta”.
Il Trapani ha inoltre voluto specificare che la squadra non è in rivolta, come emerso nelle scorse ore, bensì serena, anche in virtù della situazione economica. “Tra fine luglio e agosto, al momento della firma dei contratti, la grande maggioranza della prima squadra ha ricevuto due mensilità anticipate. Chi non aveva ricevuto acconti sta ricevendo in questi giorni il primo stipendio”, viene scritto.
Il commento di Antonini
Al comunicato ha fatto seguito il commento di Valerio Antonini, che ha confermato le tensioni tra la società e lo staff tecnico: “Lo dico con rammarico, ma anche con sincerità: stavolta il primo responsabile sono io. Ho confermato persone che da quasi due anni portavano risultati deludenti. Persone che in passato avevano aperto vertenze contro la società per poi ritirarle, giusto il tempo di fare pressione. E io le ho tenute lo stesso. Superficiale, imperdonabile. Se un mio dirigente avesse fatto una scelta del genere, l’avrei mandato a casa in un pomeriggio”. Da capire se il caos travolgerà anche Sasà Aronica.
Intanto, il presidente continua nel suo percorso giudiziario: “Oltre 25 cause, tra chiuse e ancora aperte: FIP, FIGC, LCT, Comune di Trapani, Corte di Giustizia Tributaria. Grazie a Dio, a breve usciranno notizie clamorose che daranno respiro alla guerra per la giustizia e la verità che porto avanti da anni. Ma questo non mi assolve. Un presidente che passa più tempo con gli avvocati che al campo non può poi stupirsi se al campo le cose vanno male. Ho buttato la stagione prima ancora che cominciasse. Mi sono affidato a persone senza il minimo senso di riconoscenza verso chi le aveva portate a lavorare quando erano disoccupate. E ho sperato che la giustizia corresse alla velocità che serviva a vicende come quelle dello Shark e del Trapani Calcio. Non corre. Lo sapevo, e ci ho scommesso lo stesso. Nella vita bisogna saper riconoscere i propri errori senza cercare alibi. E io di alibi ne avevo più di 25, tutti con un numero di ruolo”.
“Il tempo dei saluti — ha concluso — sta arrivando. E come tutto nella mia vita, sarà assai fragoroso. Per lo meno gli errori fatti in questi 3 anni (e ne ho fatti più di quanti commessi in 49 anni precedenti della mia vita) serviranno per la prossima squadra da guidare”.


