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Enna, Travagin: “Troppi debiti e nessun supporto, così ritiro la squadra”

Giancarlo Travagin, patron dell’Enna, ha voluto parlare a chiare lettere della situazione economico-finanziaria del club. In un lungo video postato sui canali social della squadra, l’ex proprietario della Pro Patria e arrivato ad agosto per salvare i siciliani ha denunciato le criticità esistenti. Soprattutto ha voluto mettere nero su bianco il rapporto complicato con la pubblica amministrazione, che avrebbe fatto delle promesse poi non mantenute. Ora la situazione è critica e, se continuasse questo braccio di ferro, Travagin potrebbe anche prendere delle decisioni drastiche.

Enna, Travagin: “Avevo ricevuto garanzie su stadio e supporto”

Il patron Travagin prova a spiegare la situazione che gli si è presentata davanti quando è arrivato a Enna: “C’è l’esigenza di fare chiarezza e spiegare la verità su quanto accaduto. Sono arrivato ad Enna dopo la mia esperienza all’Aurora Pro Patria, avendo avuto uno staff importante a Busto Arsizio. Sapendo della mia grande passione per il calcio, mi sono trovato degli amici che mi hanno chiesto se avessi avuto la possibilità di venire giù. Ma io ho detto di no perché si sentiva già nell’aria che ci fosse una situazione pesante. Ho detto ai miei amici se ci sono le condizione, ma anche le garanzie del sindaco Mirello Crisafulli e dell’amministrazione”.

L’imprenditore spiega che aveva avuto incontri positivi con elementi cardine della società e della città. Ma che si era reso contro delle difficoltà del club: “Avevo ed ho allo studio un progetto sportivo importante e situazioni interessanti e mi sono preso a cuore questa situazione. Una volta arrivato ad Enna ho incontrato il primo cittadino. Parlandoci, mi sono reso conto che c’era una situazione disastrosa: i ragazzi che c’erano in quel momento, ovvero Cannizzo, Minieri e Di Pietro, erano talmente disperati che erano pronti a portare i libri contabili in tribunale. Tutti i giorni c’era disperazione al Comune. La vecchia dirigenza (con Stompo e Montesano) ha abbandonato tutto quello che è stato fatto, con situazioni amministrative precarie”.

E poi spiega un nodo fondamentale dell’accordo, legato all’impiantistica: “Mi sono state date garanzie e massima disponibilità dall’Amministrazione comunale, con lo stadio Gaeta che ci sarebbe stato consegnato non immediatamente, ma almeno entro settembre. Mi sono affidato alle parole del Sindaco e dei ragazzi che c’erano, che hanno garantito contratti con sponsor per importi seri. Soprattutto mi hanno garantito il mantenimento dello sponsor principale, Gruppo Arena. Da lì a seguire una serie di sponsor che avrebbero supportato periodicamente o costantemente l’Enna”.

Travagin: “Promessa vicinanza dalle istituzioni, ma qui è come Beirut”

Tante le promesse fatte a Travagin quando è giunto ad Enna: “Mi hanno fatto intendere che c’era, con l’arrivo della mia persona, la possibilità di riportare l’entusiasmo e la passione. Vedevano in me una persona seria, che poteva far arrivare il calcio ad Enna. Vedendo le potenzialità del territorio, con l’Università, le aziende, credo si possano fare cose importanti. E la gente mi ha detto che sperava di vedere quello che si era visto in passato, con lo sport cittadino che aveva raggiunto livelli importanti. Ho cominciato a investire, portando sulle spalle un fardello enorme. C’è chi in montagna sale con uno zaino da 10 chili, io sono salito con uno da 350. Ho dovuto investire su tutto. Mentre c’era chi diceva che la contabilità era a posto, che l’azienda brillava, la realtà dei fatti era completamente diversa”.

Nonostante le perplessità del suo staff, l’imprenditore si è imbarcato in questa impresa: “Non c’è stato tempo di fare la due diligence in cui si poteva valutare in pieno le cose. I miei professionisti mi avevano sconsigliato di prendere una società del genere. Davanti a un sindaco e della gente che dice di avere a cuore l’Enna, che sarebbero sempre vicini alla squadra e che farebbero di tutto per salvarla, qui ci troviamo in una situazione tipo Beirut: disastro e macerie”.

Travagin: “Il Comune non consegnerà lo stadio prima di marzo”

Da quel momento in poi, sono cominciati i guai: “Dopo il primo incontro con Crisafulli, nel secondo ho avuto a che fare con una persona completamente diversa. Senza uno stadio in una città, come si fa a giocare? La mia garanzia era il sindaco, qui non ci sono campi da calcio nemmeno per allenarsi. Ora dovremmo andare fuori ad elemosinare un campo perché il sindaco mi dice che lo stadio non sarà pronto prima di fine anno. E addirittura, confrontandomi con professionisti del territorio, mi è stato detto che prima di marzo non si potrà usare. Anche perché alcuni lavori sono stati sbagliati e, forse, andranno rifatti”.

Prosegue l’imprenditore: “Quest’incertezza mi fa paura. Mi si era data anche la disponibilità da parte del Pergusa di allenarmi sul loro campo. Ma non era chiaro per quanto tempo. C’è stata un’inversione totale: ora non abbiamo lo stadio, non abbiamo campi per allenarci e non ci vengono incontro con delle soluzioni alternative. Ma non a me, ai tifosi e alla società, io non conto come una città. Con la beffa che il campo di Pergusa lo dobbiamo anche pagare. In pratica mi hanno detto di arrangiarmi”.

Una situazione davvero complicata, che ha fatto vivere situazioni particolari all’imprenditore: “In pratica sono arrivato all’inferno. Ho cercato di andare avanti, trovando però l’ostruzionismo di chi doveva sostenere l’Enna calcio. Io tutto questo amore espresso a parole non lo vedo. Ci sono delle persone serie ad Enna che si stanno dedicando anima e corpo a questa società, che aiuta i ragazzi e il mister. E altra gente di fuori, che aiuta più chi è qui e fa ostruzionismo. Sento delle volte di confrontarmi coi marziani”.

Enna, Travagin: “Pronti a consegnare la società a Crisafulli o la ritiro”

La difficoltà principale è tenere i ragazzi dell’Enna sereni. Ma il rischio di perdere tutto a stagione in corso c’è: “Stiamo facendo i salti mortali per dare agio ai ragazzi che sono qui per giocare e affrontare questo sport con gioia. Perché se c’è serenità, si gioca bene, al contrario si rischia di perdere la speranza e la motivazione. Io cerco di non perdere le staffe, ma non è facile perché stanno provando a destabilizzarci. Non capisco per quale motivo, dato che al massimo ci porteranno a consegnare la società al sindaco, o addirittura ritiro direttamente la squadra dal campionato. La gente si metta nella testa tutto quello che dico. Non si scappa da qua e non racconto le favole ai tifosi, la gente deve sapere i danni che il Comune sta creando”.

Prosegue Travagin: “Il Comune deve rendermi conto, in quanto gestore dello stadio, di tutte le giustificazioni dei lavori fatti, perché l’impianto non è stato consegnato nei tempi giusti dato che c’era un bando regionale. Ho inviato una pec e ora attendo di avere delle risposte. Ma nel frattempo io mi devo arrangiare, come mi è stato detto. Non c’è neanche un settore giovanile, che non è stato coltivato. C’è il rischio di essere sanzionati senza un settore giovanile. Senza stadio non ci sono abbonamenti, non c’è biglietteria e gli sponsor rischiamo di perderli. In queste situazioni, chiunque faccia delle analisi le faccia per bene. Devono tener conto di tutto, di tutti i fatti, compresi gli accordi presi e non mantenuti”.

Tante le situazioni di criticità: “Sto pagando debiti ovunque, come nel caso del pullman per portare in giro i ragazzi. Oppure la Croce Rossa, che non viene pagata da due anni. Mi è arrivata una bolletta dell’Enel di 15.000 euro. Manca tutto, abbiamo problemi anche col materiale tecnico, non so se l’hanno preso i ragazzi o se qualcuno l’ha rubato. Questo è successo da quando sono qui, ovvero dal 24 agosto”.

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Travagin: “Ho la responsabilità di questa società, pronti alla resa dei conti”

Il patron ribadisce un concetto: “Non sono qui a piangere, ma nemmeno a fare lo stupido. Io sono abituato a lavorare con gente seria. Ho la responsabilità di 30 calciatori e delle loro famiglie e non permetto a nessuno di scherzare con queste cose. Pensate ai sacrifici della gente che lavora con me. E con chi ci rema contro arriveremo alla resa dei conti”.

“Chi fa bene non abbia paura, e io non ho paura di nessuno. Chiedo a tutti di mettersi una mano sulla coscienza, a partire dal Comune. Io non mi arrangio, altrimenti andrò alle autorità competenti. Non minaccio, ragiono come colui che ha un’azienda con delle responsabilità”, conclude Travagin.

Aldo Sessa
Aldo Sessa
Aspirante giornalista, si occupa degli aggiornamenti sulle squadre di calcio siciliane professionistiche e non solo. Collabora con Sporticily dal 2022 e cura la trasmissione Pillole di Sessa sul calciomercato

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